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Edoardo Mancini / Blog
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Cultura e Innovazione

La biblioteca infinita e l'illusione di sapere

Dall'Encyclopédie di Diderot all'intelligenza artificiale, dagli smart glasses al transumanesimo: una riflessione sul confine tra conoscenza, competenza e tecnologia in un mondo dove il sapere è sempre più accessibile.

Una biblioteca monumentale con scaffali che si estendono prospetticamente verso l'infinito. Al centro, una figura umana solitaria osserva l'immensità dei volumi. Luce calda e atmosfera contemplativa
Abbiamo costruito strumenti capaci di rendere accessibile una quantità straordinaria di conoscenze. Ma cosa significa realmente essere competenti quando ottenere una risposta diventa più semplice che comprenderla? Immaginiamo un uomo che erediti una biblioteca di centomila volumi. Il suo benefattore, ha avuto cura di raccogliere trattati di medicina, manuali di ingegneria, opere filosofiche e testi scientifici di ogni epoca.
Il nostro uomo, che chiameremo per comodità Luca, non ha mai studiato medicina, non conosce la matematica superiore e considera Kant un autore piuttosto impegnativo. Ciò nonostante, possiede ora una quantità di libri superiore a quella che molti studiosi del passato avrebbero potuto consultare nella loro intera esistenza. Possiamo affermare che Luca sia diventato improvvisamente sapiente? Naturalmente no. È diventato semplicemente proprietario di una biblioteca.
Immaginiamo adesso che Luca riceva un secondo regalo: un assistente capace di leggere tutti quei libri, rispondere alle sue domande e spiegargli in pochi secondi ciò che non comprende. La situazione è sicuramente migliorata. Luca non deve più trascorrere ore alla ricerca di un'informazione. Può chiedere, confrontare ed approfondire. Ma rimane una questione, Luca come farà a sapere quando il suo assistente si sbaglia? È un problema che riguarda molto da vicino la nostra epoca. Abbiamo progressivamente ridotto la distanza tra l'individuo e le informazioni, ma non abbiamo ridotto quella tra l'informazione e la comprensione. Per gran parte della storia umana, accedere al sapere ha richiesto condizioni che oggi tendiamo a dare per scontate. I libri erano costosi, gli archivi difficili da raggiungere, le istituzioni formative riservate a una parte limitata della popolazione. La disponibilità delle informazioni dipendeva quindi dalla posizione geografica, dalle risorse economiche e dall'appartenenza a determinati ambienti culturali. L'invenzione della stampa a caratteri mobili nel XV secolo contribuì a modificare questo equilibrio. La riproduzione dei testi divenne più economica e la circolazione delle idee aumentò. Nei secoli successivi, biblioteche pubbliche, enciclopedie e sistemi educativi ampliarono ulteriormente la possibilità di accesso alla conoscenza. Internet rappresenta un ulteriore passaggio verso questa destinazione. Un individuo dotato di una connessione può consultare pubblicazioni scientifiche, archivi storici, manuali tecnici e lezioni universitarie senza dover necessariamente frequentare le istituzioni nelle quali quei contenuti sono stati prodotti. Una parte del sapere può essere raggiunta con una facilità prima impensabile. Anche L'intelligenza artificiale introduce un'ulteriore trasformazione. Non è più necessario conoscere il titolo di un libro, individuare una pubblicazione o sapere esattamente dove cercare. Possiamo formulare una domanda e ottenere una spiegazione che collega informazioni provenienti da ambiti differenti. Questa possibilità modifica profondamente il rapporto tra l'individuo e l'informazione, e allo stesso tempo rischia di alimentare l'equivoco che la facilità con cui otteniamo una risposta corrisponda alla facilità con cui acquisiamo una conoscenza. Tornando al nostro Luca, dopo aver ricevuto il suo assistente, Luca potrebbe chiedergli di spiegare il funzionamento di un motore aeronautico. Otterrebbe probabilmente una descrizione dei principi fisici, ingegneristici e delle condizioni necessarie al suo funzionamento. Potrebbe persino chiedere chiarimenti ed approfondire parti meno comprensibili. Ma saremmo disposti ad affidargli la manutenzione di un aeroplano? Esiste una differenza fondamentale tra l'accesso a una spiegazione e la possessione di una competenza necessaria alla sua applicazione formale. Non sia tratta di esperienza manuale. Un tecnico deve comprendere le condizioni nelle quali una procedura viene utilizzata, riconoscere anomalie e valutare le conseguenze di un errore. La conoscenza richiede quindi la capacità di interpretare le informazioni, collegare e inserirle in un contesto. Esiste poi una parte di conoscenza che difficilmente può essere trasmessa attraverso una descrizione, per quanto accurata. Già nel XVIII secolo Denis Diderot e d'Alembert affrontarono questo problema attraverso uno dei progetti culturali più ambiziosi dell’Illuminismo (Encyclopédie, un opera che aspirava a raccogliere e organizzare il sapere umano). Una delle sue caratteristiche era l'attenzione dedicata alle arti e ai mestieri. Gli enciclopedisti non si limitarono alla descrizione del funzionamento degli strumenti e delle tecniche degli artigiani, ma realizzarono migliaia di illustrazioni raccolte in tavole dedicate. Questo perché descrivere il funzionamento di un telaio, la posizione degli strumenti o la sequenza dei gesti necessari per ottenere un risultato, era complesso da descrivere. Eppure nemmeno quelle rappresentazioni potevano sostituire completamente l'esperienza. Un lettore avrebbe potuto comprendere il funzionamento di un mestiere senza acquisire necessariamente la manualità per esercitarlo.  Tra la conoscenza descritta e quella applicata continua ad esistere una distanza. A questo proposito, chi non ha mai fantasticato di poter tornare indietro nel tempo? Magari nel Medioevo e diventare una sorta di genio grazie alle conoscenze del mondo contemporaneo? Consociamo l'elettricità, gli antibiotici, i motori a combustione e le telecomunicazioni. Agli occhi di un uomo del passato potremmo apparire come esseri dotati di un'intelligenza straordinaria, forse divina. Ma proviamo a prendere sul serio questa fantasia. Sappiamo che l'elettricità illumina la città, che gli antibiotici combattono le infezioni e che una bussola permette di orientarsi. Ma quanti di noi sarebbero capaci di costruire anche soltanto una semplice bussola partendo dai materiali disponibili nel Medioevo? Sapremmo individuare un materiale magnetico e magnetizzare un ago per poi costruire uno strumento sufficientemente affidabile per la navigazione? La questione è paradossale, viviamo circondati da tecnologie di cui conosciamo perfettamente l'utilità, talvolta persino i principi di funzionamento, ma che saremmo incapaci di riprodurre autonomamente anche nelle loro forme più elementari. La nostra civiltà si fonda su un patrimonio di conoscenze distribuito tra milioni di individui, discipline e organizzazioni. Gran parte di ciò che consideriamo progresso è parte dell'accumulo e della collaborazione delle competenze sviluppate nel corso di generazioni. Il tentativo di enciclopedisti di raccogliere e rappresentare il sapere umano incontrava un limite che rimane attuale, ovvero che rendere una conoscenza accessibile non significa trasmettere la capacità di applicarla. Eppure a quasi tre secoli di distanza questa distinzione potrebbe assumere un significato diverso. Le tecnologie digitali non si limitano più a conservare informazioni o rappresentare procedimenti, ma iniziano ad accompagnare l'individuo nel svolgimento delle attività. Un esempio interessante è rappresentato dai cosiddetti smart glasses, occhiali intelligenti capaci di integrare videocamere, sistemi di visualizzazione e assistenti basati sull'intelligenza artificiale. Prendiamo per esempio un tecnico impegnato nella manutenzione di un impianto. Anziché interrompere il lavoro per consultare il manuale potrebbe ricevere istruzioni direttamente nel proprio campo visivo, identificare componenti, confrontare procedure e accedere alle informazioni necessarie mentre esegue l'intervento. La differenza è chiara, se gli enciclopedisti cercavano di rappresentare il lavoro attraverso immagini e descrizioni, le nuove tecnologie tentano di portare queste informazioni direttamente nel momento dell'azione. Non si tratta più di saper svolgere un’attività ma di essere guidati mentre la si esegue. Dal punto di vista del risultato, la possibilità di accedere alla conoscenza durante l'azione potrebbe modificare il significato pratico della competenza. Se per saper svolgere un’attività non fosse più necessario ricordare ogni procedura, ma fosse sufficiente saper utilizzare correttamente un sistema capace di suggerirla, la capacità professionale potrebbe dipendere dall'interazione tra uomo e tecnologia. Una prospettiva che conduce verso il territorio del transumanesimo. Il transumanesimo è una corrente di pensiero che considera la possibilità di superare alcuni limiti biologici dell'essere umano attraverso il processo scientifico e tecnologico. L'essere umano ha sempre cercato di estendere le proprie capacità attraverso strumenti esterni. La scrittura ha permesso di conservare le informazioni oltre i limiti della memoria, il telescopio ha ampliato la possibilità di vista e il calcolatore ha reso accessibili capacità di calcolo prima impensabili. Gli smart glasses rappresentano una forma di potenziamento dove la conoscenza rimane esterna all'individuo con possibilità di consultazione in modo immediato. Le interfacce cervello-computer, oggi sviluppate in ambito di ricerca e in applicazioni cliniche sperimentali, aprono invece interrogativi più radicali sulla possibilità di stabilire collegamenti diretti tra attività cerebrale e sistemi digitali. È affascinante un ipotesi filosofica sulla possibilità di trasferimento delle conoscenze direttamente nella mente. Se un giorno fosse possibile dove si collocherebbe il confine tra la conoscenza dell'individuo e quella del sistema al quale è collegato? Avrebbe senso immaginare una forma di intelligenza distribuita nella quale il singolo non possiede tutte le informazioni necessarie, ma ha accesso ad un patrimonio di conoscenze collettive che può utilizzare nel momento del bisogno. Dopotutto la nostra civiltà funziona già in questo modo. Nessuno conosce i processi necessari per costruire un aeroplano o produrre un farmaco. Eppure siamo capaci di farlo attraverso la collaborazione di competenze differenti. Più la tecnologia sarà capace di suggerirci cosa fare, più dovremmo essere in grado di comprendere quando seguirne indicazioni, quando metterle in discussione e quando assumerci la responsabilità di una decisione differente. Torniamo allora al nostro Luca, che aveva ereditato una biblioteca di centomila volumi e un assistente capace di consultarli. Immaginiamo che un giorno non abbia più bisogno né di libri né di formulare domande, perché un sistema permette di accedere alle informazioni direttamente attraverso la propria esperienza. Potremmo finalmente considerarlo sapiente?

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